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Fotovoltaico e Liberalizzazioni

"Questo è il Paese del Sole, questo è il Paese del Mare", recitava in Napoletano una famosa canzone...

Taxi, Farmacie, Avvocati, Notai…ma anche fotovoltaico!

Sotto traccia e senza troppo clamore, il D.L. Liberalizzazioni, presto soprannominato D.L. “Scontenta Tutti” ha toccato anche i settori dell’energia, stranamente penalizzando ulteriormente quegli imprenditori che si erano buttati nel settore dell’energia pulita, coloro cioè che sono produttori di pannelli solari. Non bastavano infatti i dietrofront dello Stato già manifestati durante il Governo Berlusconi a chiudere i cordoni della borsa ai finanziamenti a questi settori: anche il D.L. 1/2012, mostruosa creatura del Governo Monti, provvede a dare un taglio netto allo sviluppo in questo settore:

l’art. 65 del D.L. 1/2012 in materia di impianti fotovoltaici in ambito agricolo infatti così recita al primo comma: “dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per gli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole, non è consentito l’accesso agli incentivi statali di cui al D. Lgs. 3 marzo 2011, n.28.”

Va qui ricordato che la normativa che disciplinava il settore finora non è poi così risalente: parliamo del D. Lgs. 28/2011, del 3 marzo scorso. Con tale normativa si concedeva infatti un anno di tempo ai produttori di pannelli fotovoltaici per mettere in esercizio gli impianti a terra in aree agricole, per le quali il percorso di autorizzazioni avesse già avuto inizio.

L’abrogazione di questa disposizione transitoria, che avviene espressamente al primo comma dell’art. 65 D.L. 1/2012 ha effetti notevoli sul mercato: infatti i produttori che abbiano già sostenuto il costo per la realizzazione degli impianti, a meno di due mesi dalla scadenza di tempo dell’anno concesso dal D.Lgs. 28/2011, sono impossibilitati nel sapere se mai prenderanno gli incentivi statali che erano in essi previsti per gli impianti realizzati e ormai prossimi ad entrare in esercizio.

Il Governo Monti forse non si è reso conto di quanti soggetti siano realmente coinvolti in queste situazioni e dei danni notevoli che verranno arrecati al settore, che già ha conosciuto crisi nel recente passato, nonostante il fotovoltaico rappresenti la chiave per il futuro, per la produzione di energia pulita.

Interventi di questo tipo, ossia retroattivi, disincentivano inoltre qualsiasi investitore a scommettere sul nostro Paese: è fuor di dubbio che lo Stato stia venendo meno a quanto promesso solo 10 mesi addietro, oltretutto senza che sia avvenuto un vero cambiamento democratico di colore politico al Governo.

E’ per tale motivo che  le aziende associate ANIE/GIFI hanno chiesto a gran voce lo stralcio dell’art. 65 dal D.L. 1/2012: L’art.65 deve essere stralciato perché rappresenta per tutto il settore una ulteriore grave minaccia in termini di investimenti già in essere, posti di lavoro,reputazione nei confronti degli investitori e delle banche, di stabilità normativa e certezza delle regole. 

Questo è lo stralcio del comunicato diramato dalle aziende aderenti al Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane.

La “stabilità normativa”, ossia una coerenza minima nel legiferare, è quanto di più importante affinché gli investitori guardino di buon occhio il nostro Paese.

E’ sicuramente auspicabile che il Governo riveda le sue posizioni, poiché ne va della nostra stessa serietà.